Livorno, 4 Luglio 1981
- O Nedo! Mi raccomando, cerca di fa presto de’! Che la tu zia lo sai che se fai tardi si sfava! E si deve mangia’ ar tocco in punto!!
E poi va piano! ‘he e’ novo e in curva un tiene! Fa attenzione! Un ti sfracella’!!
O babbo, arrivo solo alla rotonda e torno ndietro. Promesso. -
Il Cimatti Gringo nuovo non ce l’aveva ancora nessuno. 3 marce a bilanciere e per la prima volta per un 50 i freni anteriori a disco.
Ma la rotonda dell’Ardenza e’ vicina, troppo vicina, i 3 ponti, solo fino ai 3 ponti, anzi no, basta girare in su, si va verso la valle benedetta e poi si gira per arrivare in via Marradi e si arriva dritto a casa.
Invece no, si va verso la valle benedetta, poi verso la stazione e poi giu’ per viale Carducci e a casa.
No nemmeno questo. E se in salita andasse poco?
E se non ce la facesse proprio? Montenero. A Livorno non e’ facile trovare una salita. Che vuoi che sia 10 minuti in piu’. La zia aspettera’.
Montenero, nello stesso istante.
La natura e’ bizzarra. Ci sono animali di tutti i tipi: pelosi, glabri, con le piume, i bargigli, le unghie, le zanne.
Ma una cosa che mi ha sempre effascinato e’ il bruco, che poi diventa pupa e poi crisalide e poi farfalla.
Sono di tutti i colori e forme: verdi, gialli, striati, pelosi.
E grigi. Grigi come l’asfalto. Grigi come l’asfalto di Montenero sotto il sole estivo dell’ora di pranzo.
La natura e’ bizzarra non solo nelle forme, ma anche nei comportamenti. Tanto che non si capisce, a volte come mai certi animali facciano delle cose diverse da cio’ che normalmente fanno.
Come una fila di bruchi grigi come l’asfalto che sale in fila indiana su un albero al lati della strada. Proprio in curva, proprio a quell’ora.
Come uno solo dei bruchi che invece di seguire la sua fila, devia ed inizia ad attraversare la strada; una goccia grigia in un fiume grigio.
La natura fa cose bizzarre.
Come farti fissare nella testa il canto assordante delle cicale di Montenero in una giornata di sole cocente.
Se non ci sono rumori diversi, il canto delle cicale ti fissa l’immagine della giornata che potrebbe essere la stessa ovunque: cicale, sole, caldo, alberi, caldo, strada, caldo.
Una foto uguale ovunque e per tutti.
Forse anche per il bruco che ormai e’ arrivato a meta’ della strada che deve compiere per attraversare la striscia di asfalto.
Uguale per tutti a parte piccoli particolari: un odore, un fiore, una musica o un rumore.
Come quello che fa un motore 50 in lontananza. E che si avvicina chiaramante; lo si capisce perche’ il rumore cresce.
La natura e’ bizzarra a volte, ma a volte lo e’ anche la vita, che insieme fanno fare cose strane, come fare incontrare un ragazzino che non dovrebbe essere li con un bruco che non dovrebbe essere li, in una curva di una strada di montagna di una limpida giornata estiva.
Avete mai visto un bruco schiacciato? E viscido dentro, quasi liquido. Scivoloso.. scivoloso.
- Nedo! Fa attenzione!!! – aveva detto babbo.
Non saprei descrivere il rumore dell’impatto, forse non voglio.
Come si puo’ descrivere il rumore di una giovane vita che si spezza.
Livorno, poche ore dopo.
- Nedo! Che bischero!!!
O zia un ce l’ho fatta a resiste! Sono andato fino a Montenero. Scusa per il ritardo, parcheggio, mi lavo le mani e arrivo!! Mangio anche se e’ freddo.
O che e’ vesto attaccato alla rota? Devo aver preso na cacca..”.